ARRESTO: come avviene l'arresto e i modi per fare ricorso

Arresto obbligatorio e arresto facoltativo

L’arresto, quale provvedimento limitativo della libertà personale, viene eseguito dalla Polizia Giudiziaria a carico di chi venga colto nell’atto di commettere un reato (c.d. flagranza propria) o di "chi, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima" (c.d. flagranza impropria)

Distinguiamo:

- l'arresto obbligatorio, si ha quando la P.G. deve procedere obbligatoriamente all’arresto, nei casi in cui l’autore del reato venga colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a 5 anni e nel massimo a 20 anni, o diversamente, nei reati espressamente elencati, caratterizzati dalla loro natura di salvaguardia dell’ordine costituzionale, sicurezza collettiva e del vivere civile.

Nel caso di delitto perseguibile a querela, l’arresto obbligatorio in flagranza è necessario che sia stata proposta querela;

- l'arresto facoltativo, nei casi in cui il soggetto agente venga colto in flagranza di delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali la legge preveda una pena della reclusione superiore nel massimo a 3 anni, ossia di un delitto colposo per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a 5 anni o di reati espressamente previsti.

A fondamento di tale provvedimento vi deve essere, quale elemento giustificativo, la gravità del fatto o la pericolosità del soggetto, deducibile dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto.

L’arresto può essere eseguito anche dal privato (arresto  facoltativo del privato), nei casi in cui lo stesso si ravvisi come obbligatorio o in caso di flagranza di un reato perseguibile d’ufficio.

ARRESTO IN ITALIA: cosa fa la polizia quando arresta una persona  

La P.G. eseguito l’arresto è tenuta ad adempiere ai seguenti oneri, indicati agli artt. 386 e 387 del c.p.p.:

- informare il P.M. del luogo ove è stato eseguito l’arresto;

- avvertire chi è stato arrestato del diritto a:

- nominare un difensore di fiducia o della possibilità di godere del gratuito patrocinio;

- ottenere informazioni inerenti l’accusa;

- avvalersi di un interprete per la traduzione degli atti fondamentali;

- avvalersi della facoltà di non rispondere;

- accedere agli atti su cui si fonda l’arresto;

- informare le autorità consolari ed i familiari;

- accedere all’assistenza medica di urgenza;

- essere condotto dinanzi all’autorità giudiziaria per la convalida che deve avvenire entro 96 ore dall’esecuzione della misura (termine entro il quale va emessa l’ordinanza);

- comparire dinanzi al giudice per l’interrogatorio;

- proporre ricorso in Cassazione contro l’ordinanza che decide sulla convalida dell’arresto.

- informare immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato o quello di ufficio designato dal P.M. dell’avvenuto arresto;

- porre l’arrestato a disposizione del PM, non oltre le 24 ore;

- redigere il verbale d’arresto e trasmetterlo non oltre le 24 ore anche al P.M. che ha disposto la misura, se è diverso da quelli del luogo in cui è stata eseguita;

- informare i familiari, su consenso dell’arrestato.

Eseguito l'arresto e posto l’arrestato nella disponibilità del P.M., quest’ultimo ha precisi doveri, tra i quali procedere con l’interrogatorio. Terminato l’interrogatorio, laddove il PM ritenga di non poter disporre la liberazione della persona arrestata, chiederà la convalida dell’arresto al giudice per le indagini preliminari competente in relazione al luogo dove l’arresto è stato eseguito.

La partecipazione del Pubblico Ministero all’udienza di convalida è facoltativa, sicché, nel caso in cui decida di non partecipare, trasmetterà al giudice le proprie richieste in ordine alla libertà personale dell’arrestato indicando gli elementi su cui le stesse si fondano.

Per quanto concerne l’udienza di convalida, il G.I.P. è tenuto a fissarla entro 48 ore dalla richiesta di convalida del P.M., dandone comunicazione senza ritardo al:

- P.M.;

- Difensore (la cui partecipazione è necessaria);

- Arrestato.

Il G.I.P. interroga l’arrestato, se comparso, ed il suo difensore. A questo punto il G.I.P. può:

- convalidare con ordinanza (c.d. ordinanza di convalida) l’arresto;

- non convalidare l’arresto.

In entrambi i casi l’ordinanza è impugnabile con ricorso per cassazione sia dall’arrestato (nel caso di convalida) sia dal P.M. (nel caso di mancata convalida).

L’arresto cessa la sua efficacia se l’ordinanza di convalida non viene pronunciata/depositata entro le 48 ore successive al momento in cui l’arrestato viene messo a disposizione del Giudice.

Posto che la stessa nasce come controllo giurisdizionale sull’atto privativo della libertà posto dalla P.G. o dal P.M., se il giudice non applica contestualmente una misura coercitiva, è tenuto ad ordinare l’immediata liberazione.

ARRESTO IN ITALIA: ricorso avverso la misura cautelare, ricorso al Tribunale del riesame

Avverso l’ordinanza di applicazione di una misura cautelare personale o reale, il difensore dell’arrestato, può impugnare il provvedimento dinanzi al Tribunale del riesame, che dovrà in merito pronunciarsi.

Più specificamente, la difesa può adire il Tribunale:

- ex art. 309 c.p.p., entro 10 gg. dall’applicazione della misura cautelare;

- ex art. 310 c.p.p. (in sede di Appello davanti al Tribunale del riesame), entro 10 giorni dal provvedimento del G.I.P. che ha rigettato una richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare.

Infine va rilevato che il difensore dell’imputato la difesa può in ogni momento chiedere al GIP la richiesta o la revoca della sostituzione della misura cautelare.

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